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Ambiente in genere - Dottrina

Decreto Legge 24 giugno 2014, n.91, convertito in legge 11 agosto 2014, n.116: tante novità anche in materia ambientale

di Alberto PIEROBON

 

 

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Polizia Giudiziaria - Cassazione Penale

Cass. Sez.III n.37197 del 5 settembre 2014 (Ud 3 lug. 2014)
Pres. Squassoni Est. Amoresano Ric. Mancinetti
Polizia Giudiziaria.Sequestro preventivo e obblighi di avviso

Nell'esecuzione del sequestro preventivo non sussiste l'obbligo per la polizia giudiziaria di avvertire l'indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, posto che le norme di cui agli art. 356 e 364 cod. proc. pen. e 114 disp. att. cod. proc. pen., che prevedono tale avvertimento all'indagato in tema di sequestro probatorio, non trovano applicazione nell'ipotesi di sequestro preventivo.

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Urbanistica - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Toscana, Sez. I, n. 1152, del 1 luglio 2014
Urbanistica.Non occorre una deliberazione dichiarativa della decadenza del piano di lottizzazione

Non occorre una deliberazione dichiarativa della decadenza di lottizzazione, in quanto l'inefficacia del piano si verifica automaticamente con lo scadere del termine. Il riconoscimento giurisprudenziale della possibilità di realizzare le costruzioni edilizie previste dallo strumento di attuazione, anche dopo la sua scadenza, è condizionato dall’avvenuto completamento, entro il termine di vigenza del piano, di tutte le opere di urbanizzazione primaria. A quanto sopra, occorre aggiungere che ai fini della verifica delle conseguenze della scadenza del termine decennale di efficacia dei piani di lottizzazione, non rileva se la mancata attuazione del piano dipenda dal privato ovvero dalla pubblica amministrazione, rilevando esclusivamente, alla luce dell'art. 17 della legge n. 1150/1942, il dato oggettivo della mancata attuazione del piano. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Urbanistica - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Toscana, Sez. III, n. 1199, del 4 luglio 2014
Urbanistica.Contributo per gli oneri di costruzione per la realizzazione di sale cinematografiche

La componente degli oneri concessori riferita al costo di costruzione è correlata piuttosto al costo dell’opera edilizia, così come risultante dal computo metrico estimativo collegato al progetto da realizzare, e non alla volumetria realizzata. Ne consegue che quando l’art. 20, comma 7, del decreto-legge n. 26 del 1994 afferma che la volumetria necessaria per la realizzazione delle sale cinematografiche non concorre alla determinazione della volumetria complessiva in base alla quale sono calcolati gli oneri concessori, non si riferisce alla componente di tali oneri relativa al costo di costruzione che, secondo le previsioni normative sopra esaminate, non è calcolata sulla base della volumetria, ma semmai in correlazione al costo desumibile dal computo metrico estimativo relativo all’opera autorizzata. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese).

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Urbanistica - Cassazione Penale

Cass. Sez.III n.37196 del 5 settembre 2014 (Ud 3 lug. 2014)
Pres. Squassoni Est. Amoresano Ric. Bonechi ed altri
Rumore.Esercizio commerciale e responsabilità del gestore

Il gestore di un esercizio commerciale è responsabile del reato di cui all’art.659 comma 1 c.p. per i continui schiamazzi e rumori provocati dagli avventori dello stesso, con disturbo delle persone. Infatti la qualità di titolare della gestione dell’esercizio pubblico comporta l’assunzione dell'obbligo giuridico di controllare che la frequentazione del locale da parte dei clienti non sfoci in condotte contrastanti con le norme concernenti la polizia di sicurezza. Perché, però, l’evento possa essere addebitato al gestore dell’esercizio commerciale è necessario che esso sia riconducibile al mancato esercizio del potere di controllo e sia quindi collegato da nesso di causalità con tale omissione.

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Beni Ambientali - Dottrina

La proposta di modifica della legge 394/1991

di Maria Paola DE NOBILI

 

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Beni Ambientali - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Toscana, Sez. III, n. 1216, del 9 luglio 2014
Beni Ambientali.Accertamento compatibilità paesaggistica

Secondo l’orientamento più rigoroso presente nel panorama giurisprudenziale italiano, l’art. 167, comma quarto, lett. a) del decreto legislativo numero 42 del 2004, non può essere letto in una prospettiva riduttiva, essendo la disposizione chiara nel prevedere che l’autorità amministrativa competente accerta la compatibilità paesaggistica per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese).

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Urbanistica - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Toscana, Sez. II, n. 1257, del 14 luglio 2014
Urbanistica.Illegittimità parere sfavorevole della conferenza dei servizi per l'ammodernamento dell'assetto produttivo dell'impianto di stoccaggio di oli minerali

Con tutta evidenza gli interventi progettati (eliminazione di due serbatoi esterni esistenti e sostituzione della relativa capacità di stoccaggio con serbatoi più piccoli e completamente interrati) rientrano nella tipologia della manutenzione straordinaria, ai sensi dell’art. 23, 2° comma delle N.T.A. al R.U. del Comune di Pistoia e dell’art. 3, 1° comma lett. b) del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, in quanto integranti la rinnovazione e sostituzione di parti anche strutturali degli edifici. Anche ove si dovesse concludere per una lettura più atomistica della disposizione, l’intervento rientrerebbe comunque nella cornice massima dell’art. 24 delle N.T.A. allegate al nuovo R.U. del Comune di Pistoia, in quanto concretizzante l’eliminazione di <<interventi incongrui>> come i serbatoi, con conseguenziale (ed indiscutibile) riduzione dell’impatto ambientale dell’impianto. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Ambiente in genere - Giurisprudenza Penale Merito

Tribunale Rovigo sent. 22 settembre 2014
Pres. Angeletti Est. Stigliano Messuti e Varotto
Ambiente in genere. Disastro ambientale (processo enel - bis)

La sentenza del Tribunale di Rovigo relativa al processo c.d. enel bis (art.434 c.p.)  con sintesi della motivazione a cura dell'avv. Matteo Ceruti difensore di alcune parti civili.

 

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Rumore - Cassazione Penale

Cass. Sez.III n.37184 del 5 settembre 2014 (Ud 3 lug. 2014)
Pres. Squassoni Est. Amoresano Ric. Torricella
Rumore.Rilevanza penale articolo 659 comma 2 cod. pen.

Anche a seguito dell’entrata in vigore della L.447/1995, la fattispecie prevista dal comma 2 dell’art.659 c.p. non è stata depenalizzata. Si è evidenziato, infatti, che l’art.659 co.2 c.p. tutela lo stesso interesse, la tranquillità pubblica ricomprendente la quiete privata, ma fa discendere conseguenze sanzionatorie più lievi dalla sua lesione o messa in pericolo, quando ciò derivi non da comportamenti privi di collegamento con altri interessi ritenuti dall'ordinamento apprezzabili, ma dall’irregolare svolgimento di un’attività lavorativa in sé rumorosa, categoria in cui deve senz'altro rientrare l’esercizio di una discoteca. Se tale è la “ratio” e l'inquadramento sistematico della norma, non è applicabile il principio di specialità di cui all’art.9 della legge 689/1981, poiché la fattispecie di cui all’art.659 comma 2 contiene un elemento, mutuato da quella di cui al comma 1 con cui il comma 2 va posto in relazione, estraneo alla fattispecie prevista dall'art.10 legge 447/1995 che tutela genericamente la salubrità ambientale, limitandosi a stabilire, e a sanzionare in via amministrativa il superamento, i limiti di rumorosità delle sorgenti sonore oltre i quali deve ritenersi sussistente l’inquinamento acustico. Tale elemento è rappresentato proprio da quella concreta idoneità della condotta rumorosa, che determina la messa in pericolo del bene della pubblica tranquillità tutelato da entrambi i commi dell'art.659 c.p., a recare disturbo al riposo ed alle occupazioni di una pluralità indeterminata di persone

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Rifiuti - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Veneto, Sez. III, n. 1007, del 10 luglio 2014
Rifiuti.Illegittimità compatibilità ambientale favorevole per il progetto di “revamping” dell'impianto di ricondizionamento di rifiuti speciali e pericolosi

L’aggiornamento e ammodernamento tecnologico dell'impianto, vale a dire il revamping in senso stretto, non può essere richiamato sic et simpliciter nel caso in cui siano modificati significativamente il numero di rifiuti trattati, le modalità di trattamento e anche capacità produttiva e quantità stoccabili, laddove le stesse risultino significativamente diverse da quelle originariamente autorizzate.(180000t/a di rifiuti trattati (120000) e in deposito (60000), con capacità massima raddoppiata fino a 12000 t., a fronte di 726 t/giorno dell’autorizzato). Si dovrebbe comunque definire il medesimo come comportante una variante sostanziale al progetto originario in quanto tale assoggettabile alla medesima disciplina applicabile ai nuovi impianti ai sensi dell’art. 208, comma 19, del Dlgs. n. 152 del 2006, per il quale le procedure di autorizzazione di nuovi impianti si applicano anche per la realizzazione di varianti sostanziali a seguito delle quali gli impianti non sono più conformi all'autorizzazione rilasciata. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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