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Rifiuti - Dottrina

Il trasporto occasionale  non integra il reato di cui al 1° comma dell’art. 256 d.leg. 152/06

di Vincenzo PAONE

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Acque - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Puglia, (BA), Sez. I, n. 1014, del 6 agosto 2014
Acque.Legittimità diniego autorizzazione allo scarico in pubblica fognatura nera

Un attento apprezzamento degli esiti della verificazione disposta nel corso del giudizio induce ad aderire alla seguente conclusione: anche soltanto la mera teorica possibilità del superamento della capacità ricettiva residua dell’impianto di depurazione derivante dallo scarico per cui viene chiesta l’autorizzazione dalla società, comporterebbe un rischio per la sanità pubblica, la sicurezza e l’ambiente non accettabile e non tollerabile alla luce del principio di precauzione previsto dall’art. 191 par. 2, Trattato U.E., che fa obbligo alle Autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire i rischi potenziali per la sanità pubblica, la sicurezza e l’ambiente. Il principio fa prevalere la protezione di tali valori sugli interessi economici, indipendentemente dall’accertamento di un effettivo nesso causale tra il fatto dannoso o potenzialmente tale e gli effetti pregiudizievoli che ne derivano, discende che quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Sviluppo sostenibile - Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 4727, del 22 settembre 2014
Sviluppo sostenibile.Illegittimità autorizzazione impianto produzione elettrica da biogas da 999 kWe, senza sottoporre il progetto a VIA

E’ illegittima l’autorizzazione per impianto di produzione elettrica da biogas, con le relative infrastrutture e le opere connesse della potenza nominale di 999 kWe, senza sottoporre il progetto alla valutazione d’impatto ambientale (VIA). A fondare la tesi della doverosità della V.I.A. concorrano i principi di precauzione e dell’azione preventiva, propri del diritto comunitario, sanciti all’art. 191 del T.F.U.E., ove il legislatore, nell’affermare che “la politica della Comunità in materia ambientale mira ad un elevato livello di tutela (...)”, induce a ritenere che la V.I.A. non possa, certamente, escludersi sulla semplice base della soglia di potenza. Ogni normativa contrastante con la normativa comunitaria in materia ambientale che impone la V.I.A. quale provvedimento volto a valutarla compatibilità degli insediamenti produttivi con le esigenze di tutela dell’ecosistema doveva pertanto essere disapplicata. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Ambiente in genere - Giurisprudenza Penale Merito

G.I.P. Tribunale Milano 28 ottobre 2014
Est. D'Arcangelo
Ambiente in Genere. Caso Ilva: trasferimento dei beni in sequestro

Decreto emesso ai sensi dell'art.1, comma 11-quinquies dl 61\2013 con il quale i beni sottoposti a sequestro nell'ambito del procedimento penale vengono trasferiti, in conto futuro aumento di capitale, alla Ilva s.p.a.

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Rifiuti - Dottrina

Successione fra società obbligate, gestione delle acque di falda emunte, destinazione d’uso
(nota a TAR Veneto n. 255/2014)

di Maria Cristina BREIDA

 

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Rifiuti - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 40811 del 2 ottobre 2014 (Ud 9 lug 2014)
Pres. Fiale Est. Marini Ric. Gosetti
Rifiuti.Discarica ed operazioni di campionamento e analisi

In presenza di una discarica che si assume gestita irregolarmente e che abbia raccolto e miscelato rifiuti diversi, gli organi di accertamento si trovano a operare non in costanza di movimentazione dei singoli rifiuti ma dopo che le condotte si sono perfezionate e i prodotti trasportati e depositati hanno perso la propria individualità. Le metodologie di campionamento e di analisi non possono essere le medesime di quelle che concernono la singola partita. Questo impone agli organi di accertamento di procedere secondo le migliori tecniche disponibili e con le cautele necessarie ad evitare conclusioni non solide sotto il profilo tecnico e quello scientifico, assicurando alla parte privata la possibilità di un effettivo contraddittorio a supporto della correttezza della metodologia seguita.

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Rifiuti - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Puglia (BA), Sez. I, n. 1016, del 6 agosto 2014
Rifiuti.Legittimità prescrizioni di un limite giornaliero massimo di 178 tonnellate/giorno, e del divieto di recupero di C.D.R. aventi codice diverso da C.E.R. 19.12.10

Le limitazioni giornaliere sono state poste dalla Provincia con il parere di compatibilità ambientale al fine di delimitare l’ampiezza delle modifiche del ciclo produttivo compatibili con l’ambiente circostante, in relazione a tutte le ripercussioni dirette ed indirette sui vari fattori coinvolti. Le precisate prescrizioni giornaliere, nella misura in cui sono stabilite quale variabile indipendente da cui si calcolano le ulteriori limitazioni annue, risultano conformi alle finalità di tutela ambientale avute di mira dal provvedimento in questione, in quanto conformi al principio di precauzione e prevenzione, in un contesto caratterizzato da particolare sensibilità a causa della collocazione del cementificio a ridosso di un centro abitato, risultando, pertanto, immune dalle censure lamentate. La decisione di ritenere necessaria una nuova istruttoria tecnica in sede di V.I.A. al fine dell’esame della richiesta di ampliamento delle tipologie di rifiuti utilizzabili come combustibili dalla ricorrente, risulta non irragionevole e conforme ai principi di precauzione e prevenzione. Va comunque ulteriormente rilevato, da un lato, che le prescrizioni imposte dalla Valutazione ambientale risultano conformi alla normativa tecnica all’epoca vigente (le Norme UNI CEN/TS 15339/2011 sono in vigore dal 13/12/2011, successivamente all'adozione del provvedimento impugnato); dall’altro, che la diversità dei rifiuti contraddistinti con i codici 19.12.10 e 19.12.12 emerge anche dalla loro definizione contenuta nell’allegato D alla Parte IV (Elenco dei rifiuti istituito dalla Decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000). (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Rifiuti - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Liguria, Sez. I, n. 1346, del 5 settembre 2014
Rifiuti.Legittimità intimazioni a provvedere per gli interventi necessari per la messa in sicurezza delle aree come prescritti dall’ARPA

La messa in sicurezza del sito è misura di correzione di (diffusione o propagazione dei) danni. Rientra quindi, nel genus delle precauzioni, insieme al principio di precauzione vero e proprio e al principio dell’azione preventiva. Grava sul proprietario o detentore del sito da cui possano scaturire i danni all’ambiente, e, non avendo finalità sanzionatoria e/o risarcitoria, non presuppone affatto l’individuazione dell’eventuale responsabile. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

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Rifiuti - Dottrina

La determinazione delle CSC nella bonifica dei siti produttivi

di Matteo BENOZZO

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Rifiuti - Cassazione Penale

Cass. Sez. III n. 40789 del 2 ottobre 2014 (Ud 12 giu 2014)
Pres. Squassoni Est. Aceto Ric. Arnaldi
Rifiuti.Operazioni di recupero

E' vero che l'art. 184-ter, comma 2, d.lgs. 152/2006, estende l'operazione di recupero dei rifiuti anche al solo controllo per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle condizioni indicare nel comma 1, tuttavia, a prescindere dalla immediata precettività o meno di tale indicazione, si tratta pur sempre di operazione di «recupero>> che, in quanto tale, è comunque necessario che venga effettuata da soggetto autorizzato.

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Beni Ambientali - Giurisprudenza Amministrativa TAR

TAR Puglia (LE), Sez. III, n. 2207, del 27 agosto 2014
Beni Ambientali.L’annullamento ministeriale del nulla-osta paesistico non richiede motivazione approfondita

Del tutto irrilevante la circostanza secondo cui l’immobile si troverebbe in un’area già fortemente urbanizzata, in quanto la preesistente compromissione delle bellezze naturali, oltre a non giustificare la sanatoria dell’abuso, maggiormente avrebbe richiesto, da parte del Comune, una più approfondita disamina degli interessi coinvolti, al fine di evitare che le nuove costruzioni deturpassero l’ambito territoriale protetto.  Il parere negativo al superamento del divieto legale non richiede una motivazione particolarmente approfondita, essendo invece sufficiente anche una motivazione succinta, in quanto si pone in posizione di preminenza il vincolo di inedificabilità a tutela del paesaggio, avente un diretto ascendente costituzionale nell’art. 9, comma 2, della Costituzione. Viceversa, il parere positivo che supera il vincolo d’inedificabilità ha bisogno di motivazione più articolata, dovendo dar conto della mancanza di lesione all’interesse pubblico primario, nonostante l’assentimento all’edificazione in zona paesaggisticamente tutelata. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese).

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