Ecodelitti. Autonomia e concorso tra inquinamento e disastro ambientale
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Cass. Sez. III n. 16903 del 11 maggio 2026 (UP 3 feb 2026)
Pres. Aceto Rel. Noviello Ric. Crucitti
Ecodelitti. Autonomia e concorso tra inquinamento e disastro ambientale
In tema di reati ambientali, la fattispecie di disastro ambientale (art. 452-quater c.p.) è autonoma rispetto a quella di inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.), pur condividendo il presupposto della compromissione di un elemento ambientale. Il disastro ambientale, nell'ipotesi di cui al n. 3 del comma secondo, si configura come norma di chiusura volta a punire condotte che, incidendo sull'ambiente, cagionino un'offesa alla pubblica incolumità per l'estensione della compromissione, per i suoi effetti lesivi o per il numero di persone esposte a pericolo. Ai fini della configurabilità dell'inquinamento ambientale non è richiesta la tendenziale irreversibilità del danno, requisito che invece può connotare il disastro, ma la cui assenza non osta al concorso tra le due fattispecie qualora la condotta di compromissione ambientale evolva in un concreto pericolo per la pubblica incolumità. La partecipazione concausale di eventi naturali (quali piogge intense) non interrompe il nesso di causalità tra la condotta abusiva (sversamento ingente di rifiuti in alveo fluviale) e il pericolo di esondazione, qualora l'alterazione della capacità di contenimento delle acque sia diretta conseguenza della compromissione ambientale provocata dall'agente.
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Rifiuti. Responsabilità del proprietario per la gestione illecita di rifiuti sul fondo
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Cass. Sez. III n. 16437 del 7 maggio 2026 (UP 22 apr 2026)
Pres. Ramacci Rel. Bucca Ric. Buffa
Rifiuti. Responsabilità del proprietario per la gestione illecita di rifiuti sul fondo
In tema di reati ambientali, la responsabilità del proprietario di un fondo per l'attività di gestione illecita di rifiuti (art. 256 d.lgs. 152/2006) non deriva dalla mera inerzia o dall'omessa rimozione, ma richiede un contributo causale consapevole o un'acquiescenza agevolatrice. Tale condotta può configurarsi come un comportamento gestorio di fatto, anche omissivo, qualora emergano indici specifici di tolleranza piena e prolungata. Costituiscono elementi sintomatici di tale concorso la stabile dimora del proprietario a ridosso dell'area di stoccaggio, la palese visibilità degli ammassi di rifiuti (spesso accatastati vicino agli infissi dell'abitazione), l'omessa denuncia o adozione di misure di contenimento, nonché la presenza tra i materiali di beni riconducibili alla sfera personale dell'imputato, elementi che, complessivamente, evidenziano una partecipazione attiva o un consenso implicito all'utilizzo del fondo come sito di deposito illecito
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Urbanistica. Inammissibilità di titoli edilizi su immobili abusivi e annullamento in autotutela
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Consiglio di Stato Sez. III n. 3252 del 27 aprile 2026
Urbanistica. Inammissibilità di titoli edilizi su immobili abusivi e annullamento in autotutela
La pendenza di un procedimento di condono edilizio, ovvero il suo rigetto, è incompatibile con l'adozione di ulteriori
titoli abilitativi, anche taciti, relativi a modifiche strutturali del medesimo immobile; ciò in quanto gli interventi successivi ripetono le caratteristiche di illegittimità dell'opera principale cui ineriscono strutturalmente. È pertanto legittimo l’annullamento d’ufficio, ai sensi degli artt. 19 e 21-nonies della L. n. 241/1990, di una SCIA che prospetti interventi su preesistenze abusivamente realizzate e non sanate. In tale contesto, la rappresentazione non veritiera dello stato dei luoghi esclude la configurabilità di un affidamento incolpevole in capo al privato, rendendo superflua una motivazione analitica sull'interesse pubblico concreto, il quale è rinvenibile in re ipsa nella necessità di ripristinare la legalità urbanistica violata e prevale sull'interesse del privato che abbia indotto in errore l’amministrazione. Il potere di autotutela deve comunque essere esercitato entro il termine perentorio previsto dalla legge, decorrente dalla scadenza del termine per l'esercizio dei poteri inibitori.
Urbanistica. Ristrutturazione, sagoma e volumetria: il primato della normativa statale su quella regionale
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Corte costituzionale n. 86 del 21 maggio 2026
Oggetto: Edilizia e urbanistica - Interventi edilizi - Modifica alla l. reg.le n. 23 del 1985 - Definizione degli interventi edilizi - Stato legittimo dell'immobile - Incentivazione degli interventi di riuso del patrimonio edilizio dismesso e per l'efficientamento energetico - Interventi di efficientamento energetico - Opere eseguite in totale difformità dal titolo abilitativo - Variazioni essenziali e parziali difformità - Agibilità degli immobili e deroghe ai requisiti igienico sanitari - Categorie funzionali urbanisticamente rilevanti e destinazione d'uso - Parcheggi privati - Interventi edilizi realizzati in assenza di SCIA o in difformità da essa - Accertamento di conformità nelle ipotesi di assenza di titolo o totale difformità.
Dispositivo: illegittimità costituzionale - illegittimità costituzionale parziale - non fondatezza - non fondatezza nei sensi di cui in motivazione - inammissibilità
Urbanistica. Lottizzazione abusiva e rapporto tra Piano del parco e PRG
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Cass. Sez. III n. 16571 del 08 maggio 2026 (UP 06 mar 2026)
Pres. Aceto Rel. Amoroso Ric. Spinelli
Urbanistica. Lottizzazione abusiva e rapporto tra Piano del parco e PRG
Il reato di lottizzazione abusiva è una fattispecie a forma libera e progressiva, la cui integrazione prescinde da specifiche modalità tipiche, realizzandosi attraverso una pluralità di condotte, anche formalmente lecite (come le donazioni tra parenti in linea retta ex art. 30, comma 10, d.P.R. 380/2001), purché inserite in un disegno unitario volto alla trasformazione urbanistica non consentita del territorio. In tema di aree protette, il rapporto tra strumenti di pianificazione non segue un criterio puramente gerarchico ma qualitativo: la disciplina urbanistica comunale (PRG) prevale sulle previsioni più favorevoli del Piano del Parco qualora assicuri una tutela più elevata dell'assetto territoriale e ambientale. La pianificazione sovraordinata deve integrare e rafforzare la protezione in senso conservativo, senza poter sostituire le previsioni comunali più restrittive con maglie edificatorie più larghe.
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Urbanistica. Sindacato del giudice penale sul titolo abilitativo e responsabilità del committente esperto
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Cass. Sez. III n. 16899 del 11 maggio 2026 (UP 11 feb 2026)
Pres. Ramacci Rel. Noviello Ric. Malvaso
Urbanistica. Sindacato del giudice penale sul titolo abilitativo e responsabilità del committente esperto
In materia urbanistica, il giudice penale ha il potere-dovere di verificare, in via incidentale, la legittimità del permesso di costruire e la sua conformità alla normativa vigente, agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi, trattandosi di un provvedimento che costituisce il presupposto dell'illecito penale. Tale sindacato non si limita al riscontro ontologico dell'atto ma investe la conformità sostanziale dell'opera al quadro prescrittivo di riferimento (PRG e PPE), che non può ritenersi superato da varianti adottate in violazione delle norme procedimentali e di competenza. Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 481 cod. pen. e della contravvenzione edilizia, la qualità di committente "esperto" del ricorrente (costruttore ed ex componente della commissione urbanistica) esclude l'inevitabilità dell'errore sulla legge penale o extrapenale integratrice, sancendo il concorso morale nella falsa attestazione di conformità allegata alla richiesta di titolo abilitativo macroscopicamente illegittimo.
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