Urbanistica. Lottizzazione abusiva, prescrizione e confisca
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Cass. Sez. III n. 21163 del 9 giugno 2026 (UP 15 apr 2026)
Pres. Aceto Rel. Bove Ric. Cimino e altro
Urbanistica. Lottizzazione abusiva, prescrizione e confisca
In tema di lottizzazione abusiva, la confisca prevista dall'art. 44, comma 2, del d.P.R. n. 380 del 2001 può essere legittimamente disposta anche in presenza di una causa estintiva del reato determinata dalla prescrizione, a condizione che la sussistenza del fatto, nei suoi elementi oggettivi e soggettivi, sia stata accertata nell'ambito di un giudizio che abbia assicurato il pieno contraddittorio. Il momento consumativo della lottizzazione abusiva "mista" si individua, per tutti i concorrenti, nel compimento dell'ultimo atto integrante la condotta illecita o nel momento in cui interviene il sequestro dell'intera area, che segna la cessazione della permanenza. Sotto il profilo soggettivo, la qualifica professionale di tecnico (architetto) esclude l'invocabilità della buona fede o dell'affidamento incolpevole qualora il contrasto tra lo strumento urbanistico attuativo e il Piano Regolatore Generale sia macroscopicamente evidente e agevolmente verificabile, non potendo il professionista limitarsi a un affidamento puramente esteriore sulla legittimità degli atti amministrativi.
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Rifiuti. Responsabilità ambientale della capogruppo e natura degli obblighi di bonifica
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Consiglio di Stato Sez. IV n. 4250 del 26 maggio 2026
Rifiuti. Responsabilità ambientale della capogruppo e natura degli obblighi di bonifica
In materia di bonifica di siti contaminati, l'obbligo di ripristino ambientale grava, in solido, non solo sull'autore materiale dell'inquinamento, ma anche sulla società capogruppo che, per il tramite di un controllo azionario maggioritario o accordi di joint venture, formi con la controllata un’unica entità economica. In applicazione della concezione sostanzialistica d'impresa e del principio "chi inquina paga", la responsabilità della holding si fonda sul potere decisionale esercitato e sul profitto tratto dall'attività, includendo il risparmio di spesa per la mancata adozione di presidi ambientali. Per le attività pericolose, la responsabilità ha natura oggettiva e prescinde dall'accertamento del dolo o della colpa, richiedendo unicamente il nesso causale provato secondo il criterio civilistico del "più probabile che non". Tali obblighi, avendo finalità riparatoria e non sanzionatoria, si applicano anche alle contaminazioni storiche e permanenti, non configurando una violazione del principio di irretroattività, poiché volti a rimediare a una situazione di pregiudizio ambientale tuttora attuale.
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Rifiuti. Irretroattività della sospensione patente per abbandono rifiuti
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Cass. Sez. III n. 20746 del 5 giugno 2026 (CC 26 maggio 2026)
Pres. Di Stasi Rel. Noviello Ric. Turturiello
Rifiuti. Irretroattività della sospensione patente per abbandono rifiuti
In tema di abbandono di rifiuti (art. 255, comma 1, d.lgs. 152/2006), la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, introdotta con il D.L. n. 116 dell'8 agosto 2025, non è applicabile a condotte poste in essere in data antecedente all'entrata in vigore della nuova normativa. Il principio di legalità e il divieto di retroattività della norma penale meno favorevole impongono l'eliminazione della sanzione qualora il fatto sia stato commesso sotto il vigore della precedente disciplina, che non prevedeva tale misura accessoria anche nell'ipotesi in cui l'abbandono fosse avvenuto tramite l'utilizzo di un veicolo a motore
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Urbanistica. Onere probatorio della doppia conformità e limiti oggettivi della sanatoria edilizia
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Consiglio di Stato Sez. VI n. 3927 del 18 maggio 2026
Urbanistica. Onere probatorio della doppia conformità e limiti oggettivi della sanatoria edilizia
In materia di accertamento di conformità ex art. 36 del D.P.R. n. 380/2001, il requisito della "doppia conformità" costituisce un presupposto indefettibile, imponendo che l'opera sia conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della sua realizzazione che a quello della presentazione dell'istanza. L’onere della prova circa la sussistenza di tale requisito grava integralmente sul privato richiedente, il quale deve fornire elementi oggettivi e documentali (quali titoli edilizi pregressi, planimetrie storiche o rilievi tecnici) idonei a ricostruire lo stato ante operam; restano prive di valore probatorio le dichiarazioni sostitutive non verificabili. L'istituto della sanatoria, inoltre, è finalizzato alla regolarizzazione di opere già esistenti e non può essere utilizzato per legittimare interventi futuri o lavori di adeguamento non ancora eseguiti, volti a ricondurre l'abuso entro i parametri di conformità. Infine, il meccanismo del silenzio-rigetto previsto dalla norma non viola i principi costituzionali, in quanto garantisce una tutela giurisdizionale piena ed effettiva avverso il diniego tacito
Urbanistica. Sequestro preventivo e interpretazione degli strumenti urbanistici locali
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Cass. Sez. III n. 20734 del 5 giugno 2026 (CC 15 aprile 2026)
Pres. Aceto Rel. Battistini Ric. Gobbi
Urbanistica. Sequestro preventivo e interpretazione degli strumenti urbanistici locali
In tema di misure cautelari reali, il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge, categoria nella quale rientrano la mancanza assoluta o la mera apparenza della motivazione, ma non l'illogicità manifesta. L'interpretazione delle norme dei piani regolatori e degli strumenti urbanistici locali, pur integrando il parametro di legittimità urbanistica, costituisce un accertamento di fatto riservato al giudice di merito; ne consegue che il sindacato di legittimità è limitato alla verifica della non manifesta irragionevolezza dell'interpretazione adottata. In presenza di un permesso di costruire affetto da macroscopica illegittimità, desumibile dall'esistenza di vincoli storici palesi o dal superamento degli indici edificatori, il sequestro può interessare l'intero cantiere, non essendo consentito al giudice penale sostituirsi alla pubblica amministrazione nella scissione tra parti legittime e illegittime di un titolo unitario
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Rifiuti. Nesso di causalità e natura della responsabilità nella bonifica ambientale
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Consiglio di Stato Sez. IV n. 4045 del 20 maggio 2026.
Rifiuti. Nesso di causalità e natura della responsabilità nella bonifica ambientale
In tema di bonifica di siti contaminati, l'accertamento del nesso di causalità tra l'attività industriale e l'inquinamento deve fondarsi sul criterio civilistico del "più probabile che non", inteso come contribuzione al rischio del verificarsi della contaminazione. L'Amministrazione può assolvere l'onere probatorio attraverso presunzioni semplici, quali la vicinanza dell'impianto al sito impattato e la corrispondenza tra le sostanze rinvenute e quelle potenzialmente impiegate nei cicli produttivi, desunte anche dall'oggetto sociale. Una volta forniti indizi gravi, precisi e concordanti, spetta al privato l'onere di fornire una prova contraria analitica su fattori eziologici alternativi o sull'origine naturale del fenomeno. Gli obblighi di bonifica e messa in sicurezza previsti dalla Parte IV del d.lgs. n. 152/2006 configurano una responsabilità oggettiva che prescinde dall'accertamento del dolo o della colpa, differenziandosi dalla fattispecie del risarcimento del danno ambientale di cui alla Parte VI del medesimo decreto
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