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Inviato: 12-06-2008 22:12 Oggetto: Registri C/S...interpretazione della Ficco
Leggendo la pubblicazione di Paola Ficco del 9 Maggio 2008 ho visto che anche lei, per quanto riguarda l'obbligo di tenuta, interpreta il correttivo 4/2008 con l'esclusione, dall'obbligo appunto, delle imprese produttrici di rifiuti non pericolosi con meno di dieci dipendenti.
Quindi, per fare un esempio, una gastronomia che produce oli vegetali esausti con solo tre dipendenti non dovrebbe più tenere il registro di C/S, oltre ovviamente a non dover presentare il MUD.
Ritengo che l'argomento riguardi una vasta moltitudine di soggetti diffusa su tutto il territorio nazionale e, nel mio specifico caso una grossa fetta del mio pacchetto clienti.
A questo punto mi e vi chiedo: Quanto si può fare affidamento a questo tipo di interpretazioni?
Mi farebbe piacere ricevere risposte da appartenenti agli organi di controllo per capire quanto tengono in considerazione tutto ciò.
Concludo dicendo che se la reale interpretazione della legge fosse quella fatta dalla Ficco, sarebbe un gran sollievo per tanti piccoli produttori obbligati a tenere, con tutte le conseguenze del caso, un documento del tutto inutile.
Un grazie anticipato per i vostri pareri
Registrato: Oct 11, 2006 Messaggi: 219 Località: Mestre - Venezia
Inviato: 13-06-2008 07:32 Oggetto:
Ti invito a leggere, nella sezione del forum acque dedicata al "Testo Unico Ambientale", il post intitolato "registri carico scarico, come i mud?".
Lì ho messo come la penso.
Penso anche che per quanto autorevole possa essere la fonte di un "interpretazione", troverai sempre un'altra fonte di pari dignità che la pensa in maniera opposta.
Almeno fino a che non si decideranno a scrivere le norme in maniera chiara ed inequivocabile.
Ma allora lascerebbero senza lavoro tutte le autorevoli fonti.......
Ciao
Ti confermo quanto espresso nel citato post.
Al di là delle fonti autorevoli, penso che le interpretazioni non possano mai superare il dato letterale della norma.
Registrato: Feb 05, 2007 Messaggi: 403 Località: Veneto
Inviato: 13-06-2008 08:10 Oggetto:
Mi accodo a quanto detto dai precedenti "colleghi", e aggiungo che le interpretazioni della Ficco sono da prendere con le pinze, perché più volte mi sono imbattute in suoi commenti, dove da una parte diceva una cosa e dall'altra diceva il contrario.
Le sue sono appunto soltanto "interpretazioni"... ed io non mi fido molto.
Grazie a tutti dei pareri.
Quello che mi chiedo è: perchè fanno pubblicare certe cose che creano solo confusione in noi poveri operatori, come se già non bastassero i legislatori a far casino.
Spero comunque in qualche modifica del testo in tal senso....
Quello che mi chiedo è: perchè fanno pubblicare certe cose che creano solo confusione in noi poveri operatori, come se già non bastassero i legislatori a far casino.
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La Ficco è un pezzo grosso che ha collaborato anche con il Ministero quindi...
IMHO siccome ha preso delle cantonate spaventose, forse è per questo che ci ritroviamo con questa normativa
Registrato: Oct 10, 2006 Messaggi: 119 Località: Roma
Inviato: 16-06-2008 12:31 Oggetto:
Scusate se intervengo brevemente, ma devo raccomandare di non superare i limiti della critica legittima.
Il dissenso dalle opinioni altrui può essere sempre manifestato ma entro una certa misura.
Non voglio fare prediche, siamo tutti maggiorenni e ciascuno è ben consapevole di quello che scrive e del fatto che viene letto da centinaia di persone (mentre scrivo ce ne sono online 567) però la libertà che viene lasciata agli utenti del sito deve essere ben amministrata....
Detto questo, approfitto dell'occasione per esternare anche qui ciò che ripeto abitualmente durante gli incontri ai quali partecipo.
Il diritto ambientale - quello vero, non solo i rifiuti o le acque, ma anche l'urbanistica, la tutela dei beni culturali e le altre materie meno gradite ai più - è particolarmente complesso.
Le "cantonate", quindi, le prendiamo tutti e, a volte, non sono cantonate ma solo opinioni diverse.
Io, personalmente, studio il diritto penale ambientale da 20 anni, lo applico quotidianamente per ragioni di lavoro e non mi ritengo un esperto.
Nei migliori studiosi italiani e stranieri che mi è capitato di incontrare, così come nei miei colleghi più bravi, noto sempre un atteggiamento attento e prudente che deriva, evidentemente, dalla consapevolezza della delicatezza della materia e dal rispetto delle osservazioni altrui.
Non faccio nomi perché, anche recentemente, sono stato rimproverato da un piao di loro per averli publicamente definiti i "massimi esperti" a livello nazionale nei loro rispettivi settori (cosa che penso veramente).
Quindi chi scrive e manifesta il proprio pensiero nelle forme dovute merita comunque rispetto, anche se non condividiamo le sue opinioni o le riteniamo non corrette.
Buon lavoro a tutti
Luca RAMACCI _________________ Buona navigazione con lexambiente.it
Inviato: 19-06-2008 09:58 Oggetto: tenuta registri sì anche per 10
Il testo dell'art. 189, comma 3, specifica i soggetti obbligati ad inviare il MUD e, visto il rinvio dell'art. 190 a tale comma, i soggetti obbligati alla tenuta del registro c/s. La frase che ribadisce all'art. 190 che "i soggetti che producono rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 184, comma 3, lettere c), d) e g), hanno l'obbligo di tenere un registro di carico e scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti" sembra voler annullare l'efficacia dell'esenzione prevista al 189 per gli enti produttori iniziali che non hanno più di dieci dipendenti in questi settori di attività. Io sono per la semplificazione della burocrazia ma, in un settore delicato come quello della gestione dei rifiuti, in cui organizzazioni disoneste ricavano miliardi a discapito della salute di tante persone, preferisco che ci sia un riscontro oggettivo dell'iter rifiuti anche per i piccoli produttori. Buon lavoro a tutti e buona salute.
Registrato: Oct 11, 2006 Messaggi: 758 Località: Un Mondo Difficile
Inviato: 19-06-2008 13:48 Oggetto:
"in cui organizzazioni disoneste ricavano miliardi a discapito della salute di tante persone"...
cara Unica (!), per colpa di questi si fanno impazzire le ditte con adempimenti sproporzionati al fine, con leggi scritte MALE e sempre con il rischio di prendersi una legnata (sanzione) e di trovarsi in un procedimento penale lungo e costoso per una mera dimenticanza o per una denuncia fatta da qualcuno perchè "non si capisce bene cosa dice la legge".. e "nel dubbio... segnalo" (ovviamente sempre e comunque rispetto personalmente il lavoro di tutti anche di chi mi sanziona o mi denuncia). D'accordo con te che la salute e l'ambiente sono sempre al primo posto ma dovrebbe esserci anche un po' di buon senso e soprattutto norme chiare e stabili: in materia ambientale dove la parte tecnica è quella predominante si dovrebbero individuare i principi giuridici che rinviano a norme tecniche, senza fare tanti pasticci. Poi... alla fine dei conti i briganti ci saranno sempre sia con le norme restrittive che quelle permissive e chiare, quindi è una battaglia persa in partenza, aldilà delle interpretazioni. Capisco lo sfogo dei miei colleghi del forum, siamo sempre tutti i giorni in mezzo ai casini, a norme poco chiare, a problemi da risolvere, sanzioni, denunce e controlli, cercando di ricordarci che le aziende tra un formulario, un registro ed un MUD devono anche lavorare e non sempre riescono a capire quello che succede attorno...
tutto qui
benvenuta nel forum
Art
Registrato: Oct 11, 2006 Messaggi: 219 Località: Mestre - Venezia
Inviato: 19-06-2008 16:50 Oggetto:
Concordo in pieno con te Arthem, ma invertirei il secondo e terzo fattore, al primo posto comunque metterei la salute e l'ambiente, al secondo le norme chiare e stabili e al terzo il buon senso.
Anzi, se ci pensi bene, se ci fossero i primi due, il terzo sarebbe superfluo, o meglio implicito nella redazione e applicazione delle norme, che non dovrebbero prescindere nè dal buon senso, ne dal primario obbligo di salvaguardare il bene e la salute umana e dell'ambiente nel suo complesso.
Purtroppo in diversi casi succede che la poca chiarezza delle leggi e dei regolarmenti ponga il controllore nel difficile dilemma se quello che sta verificando sia regolare o meno e allora scatta il meccanismo di autotutela: meglio piuttosto scrivere che magari un domani essere implicati in una omissione.
A questo si può certamente sopperire con una buona preparazione tecnica del controllore (che però è diverse volte insufficiente a dipanare le varie "matasse" giuridiche).
Non possiamo però pretendere che, di fronte a leggi e norme di difficile interpretazione perfino per la Corte di Cassazione (vedasi nozione di rifiuto, di sottoprodotto e altri ben noti esempi) il maresciallino del NOE o il tecnichetto Arpa possa avere l'illuminazione divina e capire al volo la situazione.
Nè che possa "graziare il condannato" sapendo sempre discernere al volo la buona o cattiva fede di chi gli sta davanti.
Comunque secondo me quello che ancora manca in tanti casi è la diffusione di una corretta educazione e "cultura" ambientale.
In molte aziende questa cultura è ancora assente, o limitata allo stretto indispensabile, ed allora è tardi correre ai ripari e chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.
Ma qui dovremo tirare in ballo tante cose: associazioni di categoria che non informano adeguatamente, consulenti improvvisati, imprenditori che pensano solo al profitto destinando pochi spiccioli di investimento alla salvaguardia dell'ambiente e della salute e sicurezza dei lavoratori, o l'applicazione della logica "qui sono a casa mia (leggi azienda) e faccio quello che voglio io".
Capisco perfettamente lo sfogo di chi ha subito punizioni spropositate per errori formali, commessi magari perchè nessuno prima d'ora lo aveva informato dell'errore.
D'altra parte, per la mia esperienza personale, ti posso anche dire che diversi imprenditori, proprio per mancanza della "cultura ambientale" di cui ho accennato prima, ci sono cascati perchè semplicemente non si sono mai posti il problema prima di aver subìto il controllo e la relativa "bastonata".
vista dall'altra parte della "trincea" non posso cmq non essere d'accordo.
i problemi sono tanti e molteplici, la confusione sovrana e se perfino il mitico (lui sì!) capo ammette che dopo 20 anni ha ancora dei dubbi vuol dire che di starada da fare ce ne tanta. del resto l'esempio di napoli e dintorni è lampante. ovviamente nel ns piccolo si fa il possibile ma il mondo è pieno di furbi e nel campo dei rifiuti ed ambiente in genere i furbi abbondano ancora di più.
ciao!
Belle tutte le chiacchiere, ma consentitemi un richiamo all'esempio specifico del primo post, nel quale si cita una gastronomia come possibile interessata da queste interpretazioni normative (sulle quali, peraltro, come ho già avuto modo di scrivere in altre situazioni, ritengo che non ci sia più il diretto legame tra MUD e registri, per cui i piccoli produttori - industriali, artigiani e gestori - non devono fare il MUD ma devono tenere il registro).
La gastronomia, come attività commerciale, non ha mai dovuto e non deve tenere il registro per i rifiuti non pericolosi (quali sono gli oli alimentari) in quanto i suoi rifiuti corrispondono alla lettera e) o alla lettera f) del comma 3 dell'art. 184, e non alle lettere c), d) e g).
In altre parole, van bene le sottili disquisizioni, ma non diamo indicazioni errate sulle cose che non hanno bisogno di alcuna interpretazione.
Per quanto riguarda i giudizi sugli esperti, giusta l'osservazione di GOD; ovviamente tutti possono sbagliare e la legge è complicatissima.
Il sottoscritto però tende ad innervosirsi alquanto allorchè questi esperti diventano tuttologi e dispensano il loro oracolo a suon di migliaia di euro in giornate formative il cui livello è, a volte, ben al di sotto della qualità media di questo FORUM.
Saluti
Reba
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