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Giurisp.Penale Cass.: Acque. Autorizzazione e mutamento titolare dello scarico
Inserito il Martedì, 27 febbraio @ 15:00:00 CET da God

Acque Cass. Sez. III sent. 2877 del 25 gennaio 2007 (ud. 21 dicembre 2006)
Pres. Vitalone Est. Ianniello Ric. Camurati
Acque. Autorizzazione e mutamento titolare dello scarico

L'insediamento di una nuova attività produttiva nel medesimo capannone facente capo a diversa persona giuridica priva di ogni collegamento con quella precedentementeinsediata, seppure avente non dissimile oggetto sociale, impone necessariamente l'acquisizione di autonoma autorizzazione allo scarico da emettersi a seguito di nuova valutazione dell'attività produttiva e delle caratteristiche dello scarico. Ciò in quanto l'autorizzazione allo scarico è necessariamente funzionale alle caratteristiche qualitative e quantitative dello scarico, alla indicazione dei mezzi tecnici indicati nel processo produttivo e nei sistemi di scarico nonché all'indicazione dei sistemi di depurazione utilizzati per conseguire il rispetto dei valori limite di emissione




UDIENZA PUBBLICA DEL  21.12.2006
SENTENZA N. 02172/2006
REG. GENERALE n. 025674/2006


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE


Composta dagli III. mi Signori


Omissis


SENTENZA/ORDINANZA

 

sul ricorso proposto da:

 

1) CAMURATI JAMES                                                 N. IL 04/08/1980

 

avverso sentenza del 03/10/2005

 

TRIBUNALE                           di MODENA

 

visti gli atti, la sentenza ed il ricorso

 

udita in PUBBLICA UDIENZA la relazione fatta dal Consigliere IANNIELLO ANTONIO

 

Udito il Procuratore Generale in persona del dott. Passacantando Guglielmo

 

che ha concluso con il rigetto del ricorso

 

Udito, per la parte civile l'Avv. //

 

Udito il difensore Avv. //

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO


Con sentenza del 3 ottobre 2005, il Tribunale di Modena ha dichiarato James Camurati colpevole del reato di cui all'art. 59, comma 1° D. Lgs. 11 maggio 1999 n. 152 (ora art. 137 del D. Lgs. 3 aprile 2006 n. 152) per avere effettuato senza autorizzazione, nella qualità di amministratore unico e legale rappresentante della s.r.l. SUIMAC, nuovi scarichi di acque reflue industriali, mediante immissione in rete fognaria pubblica (come accertato in Castelvetro di Modena il 29 agosto 2002), condannandolo alla pena di € 800,00 di ammenda.


Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione l'imputato, a mezzo del proprio difensore, deducendo, con unico motivo, l'inosservanza o l'erronea applicazione dell'art. 59, comma 1° D. Lgs. n. 152 del 1999 in relazione all'art. 45 del medesimo decreto.


La sentenza dà infatti atto che in data 8 gennaio 2001 era stato autorizzato lo scarico di reflui idrici provenienti dall'insediamento produttivo sito nel medesimo luogo e all'epoca gestito dalla s.n.c. Camerati Walter, di cui era amministratrice Loredana Mattioli, ai sensi della precedente legge n. 319/76 e anzi, secondo l'unico teste sentito, ai sensi del medesimo D. Lgs n. 152 del 1999.


Secondo l'imputato, pertanto, nel caso dì specie si era verificato unicamente il mutamento del titolare dello scarico, fatto che non sarebbe previsto dall'art. 45 (ora art. 124 del D. Lgs. n. 152/06) tra quelli che richiedono una nuova autorizzazione, necessaria unicamente ove si sia verificata una modifica sostanziale dell'impianto o dell'ambiente esterno, come sarebbe dato desumere da comma 11° del citato art. 45.


Poiché dagli atti risulterebbe che le due società hanno il medesimo oggetto, operano nella stessa sede, sono succedute l'una all'altra senza soluzione di continuità e dall'istruttoria non risulterebbero mutamenti sostanziali degli impianti o dell'ambiente esterno, il ricorrente conclude chiedendo l'annullamento della sentenza del Tribunale di Modena.

MOTIVI DELLA DECISIONE


Il ricorrente sostiene con un unico motivo che l'esistenza di una precedente autorizzazione allo scarico di acque reflue industriali ottenuta da una precedente impresa, la Camurati Walter s.n.c., avente un oggetto analogo a quello della s.r.I. Suimac, esercente in precedenza nel medesimo luogo la propria attività e cessata in coincidenza dell'inizio dell'attività della Suimac, esonererebbe quest'ultima dal chiedere altra autonoma autorizzazione.


L'analoga obiezione sollevata dalla difesa del ricorrente è stata respinta dal Tribunale di Modena che ha correttamente osservato che "l'insediamento di una nuova attività produttiva nel medesimo capannone facente capo a diversa persona giuridica priva di ogni collegamento con quella precedentemente insediata, seppure avente non dissimile oggetto sociale, impone... necessariamente l'acquisizione di autonoma autorizzazione allo scarico da emettersi a seguito di nuova valutazione dell'attività produttiva e delle caratteristiche dello scarico". Ciò in quanto "l'autorizzazione allo scarico ex art. 45 D. Legislativo n. 152/99" è "necessariamente funzionale alle caratteristiche qualitative e quantitative dello scarico, alla indicazione dei mezzi tecnici indicati nel processo produttivo e nei sistemi di scarico nonché all'indicazione dei sistemi di depurazione utilizzati per conseguire il rispetto dei valori limite di emissione (art. 46 D. Lgs.vo  152/99)".


Ed invero, come esattamente rilevato anche dal giudice di merito, non appare indifferente per il legislatore l'identità del soggetto, persona fisica o giuridica, destinatario della autorizzazione allo scarico, che appunto l'art. 45 del D. Lgs. n. 152 prevede che possa essere rilasciata unicamente "al titolare dell'attività da cui origina lo scarico". Un tale collegamento presuppone infatti il controllo preventivo sulle caratteristiche e sulle qualità soggettive di affidabilità dell'impresa richiedente, a garanzia, già nella fase preliminare del procedimento di autorizzazione, dell'effettiva osservanza, da parte del destinatario di questa, delle prescrizioni imposte dalla legge e dall'autorità amministrativa in materia di scarichi.


Del resto, anche la natura temporanea dell'autorizzazione allo scarico appare stabilita anche in funzione di un controllo circa l'affidabilità del relativo destinatario in ordine alla piena osservanza di tali prescrizioni, come verificatasi nel quadriennio precedente.


Rispetto a tale dato normativo, restano irrilevanti le considerazioni del ricorrente desunte dall'esame delle disposizioni di cui al comma 11° dell'art. 45 del D. Lgs, n. 152, in quanto queste ultime appaiono riferite a mutamenti oggettivi dell'impianto da cui proviene lo scarico, ferma restando la titolarità dello stesso.


In base alle considerazioni svolte, il ricorso appare infondato, in quanto è stato accertato in maniera indiscutibile che la società di cui il ricorrente è amministratore unico e legale rappresentante ha attivato in data 16 ottobre 2000 e successivamente proseguito l'effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali senza aver preventivamente conseguito la relativa autorizzazione, concretando così la fattispecie contravvenzionale di cui all'art. 59, comma 1° del D. Lgs. n. 152 del 1999.


Il ricorso va pertanto respinto, con la conseguente condanna del ricorrente, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al pagamento delle spese processuali.


P. Q. M.


La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.


Così deciso in Roma, il 21 dicembre 2006


L' estensore              Il presidente
 Antonio Ianniello                  Claudio Vitalone


 
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